01 home
Una storia breve.
Schumann
…Passati i mesi, arriva l'atteso incontro con il Maestro. Al telefono gli dico che non ho mai eseguito in pubblico il concerto e che mi piacerebbe suonarlo per lui prima delle prove. Con una gentilezza disarmante, mi invita a Milano. Entrato nel suo studio, mi dice: «Non mi suoni nulla per ora, ma mi racconti questo concerto». In quel momento, convinto di possedere le chiavi di lettura del pezzo – le famose
quattro note – inizio a raccontargli tutto quello che so: «A poche battute dall'inizio i bassi, che finora hanno suonato solo note singole, stentate, rispondono finalmente alla linea del violoncello solo con una figura ritmica, una cellula di quattro note legate: ta, ta, ta-ta: da qui deriva praticamente tutto il materiale che porterà il tema principale ad allontanarsi, quasi a perdersi, nelle lontane tonalità
della parte centrale del primo movimento. Questa cellula nell'Adagio si scioglie nel dolcissimo intervallo di quinta discendente, re-sol, che pare volesse ricordare il nome Clara, la moglie di Schumann, Clara. E ancora la stessa cellula si presenta nell'Allegro finale, questa volta più frivola, leggera, in mezzo a ritmi di quartine veloci, danzanti...»...
Robert Schumann
Mario Brunello violoncello
The Saint Paul Chamber Orchestra
Roberto Abbado direttore
(live 2007)
Concerto in La Minore
per violoncello e orchestra
Op.129
34'00
Una lunga storia.
Dvorák
...Si va da capo a fondo e non c'è altro tempo. Nonostante questo, durante i «soli» del clarinetto, del corno, del flauto o dell'oboe che lungo tutto il brano dialogano con il violoncello, intravedo segnali di cosa la musica potrebbe raccontare e in questo dialogo cerco di far vivere le mie frasi dentro immagini costruite nei giorni passati in città. Avevo in mente di trovare con il «dolce e molto cantabile» della lunga frase del secondo tema, dove il violoncello canta sopra l'accompagnamento sospeso degli archi, l'atmosfera
che avevo vissuto nei giardini di Peterhof, la residenza di Pietro il Grande, fuori San Pietroburgo. La vista della distesa di ghiaccio ormai a pezzi per il disgelo, che si ha da un angolo nascosto dietro la semplice residenza di Pietro affacciata su un orizzonte d'acqua, esprime una grande solitudine. La malinconia e la nostalgia da esprimere con le frasi del secondo movimento le avevo invece ritrovate camminando lungo i canali della città, sui quali si affacciano palazzi di straordinaria bellezza, talvolta in contrasto con lo stato
di abbandono delle facciate e dei tristi cortili interni. E con l'attacco del terzo movimento avrei voluto esprimere l'allegria provocata dall'insieme di colori delle cupole della chiesa del Salvatore, per arrivare alla mesta conclusione, scritta da Dvoˇrák alla notizia della morte della amata Josephine ricordando una passeggiata al monastero di Alexander Nevskij dove sono sepolti Cˇajkovskij e gli altri grandi della musica russa...
Antonin Dvorak
Mario Brunello violoncello
Tokyo Symphony Orchestra
Naoto Othomo direttore
(live 2010)
Concerto in Si Minore
per violoncello e orchestra
Op.104
1. I mov.
16'28
3. III mov.
13'47
 
 
 
2. II mov.
12'17
Beethoven fa volare.
...Nelle prime sonate ci sono attacchi scattanti, volate leggere ma energiche, molto spazio per la provocazione e impreve-dibilità nel dialogo tra pianoforte e violoncello. Nell'op. 69 tutto è teso invece alla ricerca di un suono puro, che disegni la forma e faccia percepire l'equilibrio della costruzione, come in un tempio greco. Poco spazio a scelte improvvisate, ma grande cura nella scelta dei tempi e
delle proporzioni. Con le sonate dell'op. 102 l'intesa tra pianista e violoncellista deve infine arrivare a trasformarsi in qualcosa di più, un'«amicizia» che permetta di comprendere la musica senza parole. In queste ultime sonate è difficile dire: «Ho capito: è così!», Beethoven non ti dà il tempo di fermarti a guardare oltre gli squarci provocati dalla sua musica. Quello che si è visto svanisce subito e torna nella
sfera dell'indicibile. Il segreto viene svelato a ogni nuova lettura. Tanto che alla fine dell'esecuzione della fuga della quinta sonata, la parte più difficile da ascoltare e da suonare, si cerca di non incrociare mai lo sguardo con il pianista per timore di emozionarsi nel capire cosa si è potuto raggiungere insieme...
Ludwing Van Beethoven
Complete sonatas
for cello and piano
Mario Brunello cello
Andrea Lucchessini piano
(recorded 1996)
Sonata N.1 in Fa Magg.
Op.5, n.1
1. Adagio sostenuto - Allegro
 
19'03
2. Allegro vivace
07'05
Sonata N.2 in Fa Magg.
Op.5, n.2
1. Adagio sostenuto ed
espressivo
06'41
2. Allegro molto, più tosto presto
10'12
3. Rondó: Allegro
08'51
Sonata N.3 in La Magg.
Op.69
1. Allegro ma non tanto
13'55
2. Scherzo: allegro molto
05'37
3. Adagio cantabile
01'47
4. Allegro vivace
06'54
Sonata N.4 in Do Magg.
Op.102, n.1
1. Andante
03'08
2. Allegro vivace
05'22
3. Adagio
03'39
4. Allegro vivace
04'42
Sonata N.5 in Re Magg.
Op.102, n.2
1. Allegro con brio
07'22
2. Adagio con molto sentimento d'effetto
09'46
3. Allegro fugato
05'06
Notte trasfigurata.
Schönberg
...All'inizio del testo e della partitura, «Vanno i due per la fredda notte» può essere detto con i suoni. Per esempio: «vanno» si suona con andamento adagio, come passi pesanti, lenti; «i due» sono la viola e il violoncello; «la fredda notte» suoni resi con l'arco vicino al ponticello, un po' metallici. E se a questo inizio si sovrappone un arpeggio preso dalla parte del secondo violino, che fa immaginare delle luci
lampeggianti, allora la fredda notte si sposta subito in una costa pugliese tra camionette e auto della polizia. Proseguendo, la viola espone un tema ansioso, turbato, che si perde in violenti passaggi di violini e violoncelli. È la donna che parla, racconta, fino ad arrivare alla serie di accordi sospesi, indefiniti e note lunghe e gravi della tesissima attesa. In quel momento la tonalità minore, che aveva dato il colore cupo, si trasforma in
tonalità maggiore e l'atmosfera cambia, si trasfigura, come anche i temi, fino al sognante finale. Si è trattato di scomporre a blocchi, far suonare da sole o sovrapporre parti interne, nascoste, della partitura, decostruire l'insieme musicale per ricostruire un testo. È stato come buttare un vaso per terra e usarne i singoli cocci a seconda di quello che esigeva il testo...
Arnold Schönberg
Orchestra d'Archi Italiana
Mario Brunello conductor
(recorded 1997)
Verklärte Nacht for string orchestra
Op.4
30'57
Un giro in Ferrari.
Schubert
...A un certo punto tutto si sospende, si ferma e mi rendo conto di essere dentro una macchina perfetta, l'abitacolo di un bolide, qualcosa che non avevo mai provato. La concentrazione in un attimo arriva al massimo e «un» suono si materializza nello spazio vuoto
in mezzo al quartetto. Il disordine delle cose quotidiane svanisce, la loro anima di musicisti diventa come quella di una persona sola, che ti fa sentire in otto battute il meglio del suono, dell'insieme, del respiro musicale. Poi tocca al secondo violoncello entrare e
ripetere quello che è stato appena detto, ma a questo punto avevo ormai l'impressione di essere già in corsa, sull'asfalto liscio della pista, dentro la macchina perfetta, uno scrigno collaudato...
Franz Schubert
Alban Berg Quartett
Mario Brunello violoncello
(live 2005)
Quintetto in Do Magg. D 956
47'32
Lo spirito in terra.
Sculthorpe
...Strano un Requiem australiano. Una forma che ha fortemente identificato la musica sacra occidentale e che ha sempre richiesto voci e orchestra, qui è concentrata in un solo strumento. È anche prevista una «scordatura» del violoncello (viene cioè abbassata la corda bassa a un tono ancora più grave: un suono profondo che crea strane dissonanze). Questo Requiem è caratterizzato da
un'alternanza di voci, di richiami da un continente all'altro: il canto gregoriano quando nel testo latino la voce parla in prima ma persona, la musica di Sculthorpe quando nel testo la voce parla in terza persona. Dialogo tra due voci, un elemento che sento vicino, che mi rimanda direttamente alle Suite di Bach. La partitura prevederebbe anche un' amplificazione o quantomeno esecuzioni in luoghi
con grande risonanza, ampi spazi o chiese. Il Requiem inizia con l'Introitus, che alterna melismi a note gravi, seguito dal Kyrie, dove i glissandi su tutta la tastiera sembrano urla. Qui Mariam è invece una melodia calma, accompagnata da imperterriti battiti di corde percosse. Poi il Lacrimosa e il violento Libera Me, per concludere con l'etereo Lux Aeterna...
Peter Sculthorpe
Mario Brunello violoncello
Schola Gregoriana Monastero di Bose
(2009)
Requiem
1. Introit
02'55
3. Qui mariam
04'14
5. Libera me
02'33
 
2. Kyrie
01'59
4. Lacrimosa
02'22
6. Lux aeterna
04'19
Dipingere con il suono.
John Tavener
...Poi il violoncello inizia a cantare e per quaranta minuti suona ininterrottamente, senza un momento di tregua. Mi intrigava dover immaginare e trovare dei suoni che avessero a che fare con la chiesa ortodossa: monasteri, cupole d'oro, luce bianca fuori, spazi scuri dentro, dove risuonano, quasi rimbombano, le voci gravi dei monaci interrotte dalle campane; e tante storie di miracoli raccontate nelle icone dorate, colorate, annerite dal fumo dell'incredibile quantità di candele. Come riuscire a «dipingere» con i suoni il volto della Madonna, con i raggi di luce che si espandono attorno a lei. Tavener mette delle indicazioni – come «radiante», «trascendente» – ed è questa la
ricerca sul suono che il compositore ti spinge a fare. La partitura continua descrivendo altre festività dedicate alla Madre di Dio, presenti nei riti della Chiesa ortodossa. La Natività, dove la musica quasi si «sospende» in tenera contemplazione, interrotta dai suoni acuti dei violini che ricordano i campanelli suonati con forza durante le cerimonie nei monasteri. Segue allegra la festa dell'Annunciazione a contrastare con le due successive: l'Incarnazione, sorprendentemente violenta e perentoria nei toni, e il Lamento ai piedi della Croce, dove il violoncello, che fino a quel momento era rimasto sui suoni acuti, si esprime in un lungo
soliloquio sui toni gravi della quarta corda. Il contrasto tra l'idea di una voce femminile e il colore profondo del suono del violoncello crea un senso di sconforto e grande tensione. La Resurrezione riaccende una luce sulla partitura con una tonalità radiante di Re maggiore, e nel Sonno di Maria il compositore si rivolge invece ad armonie che si trovano in certi cori stravinskiani e nella musica russa del Novecento in genere. Per concludere il pezzo, ancora una volta The Protecting Veil, il manto miracoloso con la sua ombra che si spiega sulla partitura e si scioglie in glissandi degli archi a ricordare le lacrime di Maria...
John Tavener
Mario Brunello violoncello
Kremerata Baltica
Ainars Rubikis direttore
(live 2010)
The protecting veil
per violoncello e archi
39'10
Una musica cristallizzata.
Carlo Scarpa
...Un re, Federico II di Prussia, chiese a Bach di suonare, «costruire», una fuga a sei voci su un tema inventato lì per lì. Bach, se è vero quel che si dice, improvvisò al momento una fuga, ma per le sei voci si riservò di elaborare con calma un'opera più complessa da offrire al monarca. Poco tempo dopo, l'Offerta musicale era pronta. Una straordinaria architettura di forme musicali: una fuga, nove canoni, due ricercari e una sonata. I canoni hanno però in più qualcosa di magico: queste brevi composizioni vivono per
mezzo di un meccanismo che di volta in volta si complica, ma che al risultato sonoro appare sempre di grande naturalezza. Il Thema Regium viene suonato contemporaneamente per dritto e per rovescio da due voci, una legge da sinistra a destra, l'altra da destra a sinistra e magicamente la polifonia funziona a meraviglia. In un altro le due voci suonano la stessa linea, ma partendo a distanza di due battute e poi in un altro ancora, procedono invece a «moto contrario». Non bastasse a moto contrario, si
aggiunge anche «per aumentazione»: una delle due parti raddoppia i valori delle note, cioè suona alla metà della velocità dell'altra, ma lo stesso, sovrapponendosi, funziona. Un canone per «tonos» sale dai toni gravi agli acuti, come una scala verso il cielo, seguito da due canoni perpetui, che potrebbero essere suonati all'infinito. Infine, e qui Bach si prende gioco di tutti, altri due canoni dove nessuna indicazione viene data su come le voci debbano suonare assieme. Solo un titolo: «Quaerendo invenietis», cercando, troverai...
Canoni e Riflessi
Mario Brunello violoncello
Luca Franzetti violoncello
Damiano Scarpa violoncello
Aya Shimura violoncello
(live 2009)
Johann Sebastian Bach
1. Canon perpetus super Thema regium
02'19
2. Canon a 2 violini in unisono
00'51
3. Canon a 2 cancrizans
01'09
Atsuhiko Gondai
4. Embrace of water
 
14'31
Johann Sebastian Bach
5. Canon a 2 per Augmentationem, contrario Motu
01'20
6. Canon a 2 per Motum contrarium
00'58
7. Canon a 2
01'22
8. Corale "Ich ruf zu dir, Herr Jesus Christ"
04'42
Nel teatro dell'Amazzonia.
Sollima
...Nulla di inventato, ma solo riscoperto e reso espressivo, si può dire messo in carica come una batteria, che esplode nell'esecuzione per quanta energia riesce a mettere in circolazione. Un canto solitario, come di un muezzin, apre la strada a una sfida di virtuosismo tra percussioni e violoncello. Segue poi La peste: una scena convulsa e disperata, un ritmo
incalzante e irresistibile di grande coinvolgimento emotivo.
Raffaello, il Naufragio, una nenia triste e dolce, si culla sul suono delle onde del mare, prodotto da un incredibile strumento, l'ocean drum, un tamburo su cui si fanno rotolare pallini di piombo. Poco a poco la melodia si carica di tensione e le armonie degli archi, assieme alle onde del mare, la sovrastano,
inghiottendola. Il risveglio avviene con un colpo improvviso di tamburello che annuncia la porta dei greci, la porta che si attraversa per entrare nel quartiere della Kalsa, dove si è subito immersi nei ritmi di danze scatenate. Per finire, un ricordo della Peste, questa volta in versione «rockettara»...
Giovanni Sollima
Mario Brunello violoncello
Orchestra d'Archi Italiana
(live 2008)
Spasimo
1. De harmonia
06'05
3. Raffaello: il naufragio
08'35
5. De harmonia
04'28
 
2. Peste
08'25
4. Porta dei greci
03'08
6. Via dolorosa
02'15
Un po' di antiruggine al pubblico.
Schubert
...Schubert compose il quintetto su richiesta di un amico violoncellista che, innamorato di un Lied dello stesso Schubert, Die Forelle, la trota appunto, gli propose di inserire il tema nel quintetto e farne delle variazioni. La formazione era inusuale – violino, viola, violoncello, contrabbasso e pianoforte –, ma era la stessa di un quintetto che Hummel aveva già composto, e dai suoi che veniva probabilmente eseguito da
Schubert e dai suoi amici nelle serate in cui si riunivano in casa a suonare. Il testo del Lied descrive, per mezzo di un narratore, un ruscello dall'acqua limpida dove una trota nuota tranquillamente; all'arrivo del pescatore il pesce si nasconde. Allora il pescatore intorbidisce l'acqua, così da non farsi vedere dal pesce, e lo cattura. Questa semplice successione viene riproposta nel Tema e variazione dell'Andante: il tema, limpido
e gioioso, viene, nel susseguirsi delle variazioni, «intorbidito» da rapide e agitate terzine, per trasformarsi in una triste e rassegnata melodia. Alla fine però Schubert ritorna al tema spensierato, quasi a voler accontentare ancora una volta l'amico e tutto ritorna come prima, non senza un velo di malinconia tipicamente schubertiana...
Franz Schubert
Mario Brunello violoncello
Giuliano Carmignola violino
Domenico Nordio viola
Alberto Bocini contrabbasso
Andrea Lucchesini pianoforte
(live 1999)
Quintetto in la maggiore
per pianoforte, violino, viola e
contrabbasso Op.114 "Della Trota"
1. Allegro vivace
13'26
3. Scherzo, presto
 
04'21
5. Finale, allegro giusto
06'46
 
 
 
2. Andante
07'35
4. Theme, andantino con
variazioni
08'03
Le lezioni del professor Kilroy.
...Con altri tre musicisti abbiamo formato un quartetto d'archi: per una musica di tale importanza è come assemblare un'auto di formula uno mettendo insieme telaio di un tipo, motore di un altro e quattro ruote diverse. Ma pur di suonare questo pezzo si rischia e si corre lo stesso. È stato più doloroso invece dover
«tagliare», per questione di tempi scenici, il quartetto di Beethoven, ma questa «nuova» composizione aveva un fine ben preciso. Dovevamo anche cercare di interpretare le immagini che il regista ci proponeva, ma che aveva ancora solo in mente, perciò tempi e andamento dovevano incontrare un pensiero esterno a
quello di chi stava suonando. Dovevamo immaginare per esempio i passi di una ragazza che cammina su un lago ghiacciato per avere la giusta cadenza, o l'inquadratura che velocemente si allontana verso l'alto per calibrare il diminuendo del finale del movimento: niente male come indicazioni per l'interpretazione...
Ludwig van Beethoven
Marco Rizzi violino
Fabio Paggiolo violino
Danilo Rossi viola
Mario Brunello violoncello
(2008)
Quartetto Op.132
1. Canzona di ringraziamento
14'03
Un giro sullo Shuttle.
Mahler e Bruckner
...Era la prima volta che suonavo con l'Orchestra del Festival di Lucerna, e per me è stato come vivere un'avventura spaziale: ho suonato per i primi dieci minuti senza capire nulla di quello che stava accadendo, mi sentivo solo spinto da una forza enorme, un turbine di energia e di suoni, per ritrovarmi ormai lanciato, attaccato alla sedia, in un viaggio nello spazio. Una volta lì, dentro la navicella, tutto funziona perfettamente, resta solo da guardare fuori e lasciarsi calare nelle profondità e nelle distanze abissali, osservare e farsi prendere dall'ampio, lento moto intorno a te. Poi arriva un timpano che annuncia il terzo
movimento, un valzer subito diabolico. Il ritmo tradizionale, un-due-tre, un-due-tre... ma al suo interno fiammate improvvise di vari strumenti. File di venti violini, che partono con scale fulminee, acuti di oboi, clarinetti, come scintille. Tu in mezzo, nel ritmo, distratto continuamente dal passaggio di questi meteoriti, fino a che una «musica notturna», quasi musica da camera, non arriva a calmare tutto. Ma il timpano si scatena di nuovo e, tra fanfare di ottoni, si riparte. Il secondo viaggio, la Quarta sinfonia di Bruckner, comincia ancora con un tremolo di archi. Questa volta non ha più un ritmo ben definito ma è un
amalgama di tanti suoni che si intrecciano l'uno con l'altro: un corno si stacca e pronuncia una frase che ti porta su un'altra dimensione. Si può dire un altro lancio dello Shuttle, ma tutto più umano, conosciuto. Con le melodie del secondo movimento affiorano sentimenti, ricordi, un passato vissuto e, nel terzo movimento, gli ottoni dialogano orgogliosi dei loro suoni squillanti, carichi di attese. L'imperioso tema all'unisono dell'intera orchestra nel quarto movimento riporta tutti a terra, ognuno legato al proprio destino, come sembra richiamare il tema delle viole...
Anton Brunckner
Wiener Philharmoniker
Claudio Abbado direttore
(1991)
Sinfonia n.4 in Mi Bemolle
Maggiore "Romantica"
1. Bewegt, nicht zu schnell
19'01
3. Scherzo: Bewegt & Trio (Nicht Zu Schnell)
10'29
 
 
2. Andante quasi Allegretto
16'11
4. Finale: Bewegt, Doch Nicht Zu Schnell
22'38
Gustav Mahler
Berliner Philharmoniker
Claudio Abbado direttore
(2002)
Sinfonia n.7 in Mi Minore
1. Adagio - Allegro risoluto, ma non troppo
21'35
3. Scherzo: Schattenhaft & Trio
 
08'53
5. Rondo finale: Tempo I (Allegro ordinario)
17'45
 
2. Nachtmusik: Allegro
moderato
16'11
4. Nachtmusik: Andante
amoroso
22'38
La santissima e David.
Capitan Vinicio
...In Santissima dei naufragati, un po' canzone un po' recitativo, in cui Vinicio si è ispirato alla Ballata del vecchio marinaio di Coleridge, il violoncello-vascello era lo strumento giusto e doveva avere un ruolo fondamentale. Addirittura, per registrare, si cercava di trovare un vero vascello o qualcosa di simile, instabile, con tutti gli scricchiolii o un luogo di marinai, carico di
sventure, memorie di naufragi. Si parlava dei grandi edifici cinquecenteschi del Lazzaretto Nuovo nella laguna di Venezia, un ambiente pieno di sug- gestione dovuta alla sua storia testimoniata dai graffiti fatti dai marinai sui muri, segni di invocazioni, preghiere e imprecazioni. Nel frattempo, rinchiusi in uno studio di registrazione, si lavorava sulla
musica di Vinicio, piena di assonanze, citazioni, rimandi a temi rimasti chissà come nella sua memoria musicale: la Petite Messe Solennelle di Rossini, il Lacrimosa del Requiem di Mozart, accompagnamenti basati su intervalli da note gravi a quelle acute, in ritmo ternario, come onde che sbattono sul fianco del vascello...
Ovunque proteggi
Mario Brunello violoncello
Vinicio Capossela voce
Santissima dei naufragati
08'01
E adesso Bach, sempre e ovunque Bach.
Il Sol maggiore si definisce subito nel Preludio, un suono naturale, immedia- to, dato dall'arco sulle due corde centrali dello strumento e il semplice intervento del primo dito sulla prima corda: sonorità libere e aperte lungo tutto l'ondeggiare del Preludio, nessuno sforzo da parte dell'esecutore, nemmeno nelle danze successive…
Anche il Re minore della Seconda Suite viene definito da un gesto semplice: due corde vuote, la prima e seconda, La, Re, un Fa della mano sinistra, la triade di Re minore. Una tonalità che sorge dal nulla, lu- minosa ma nello stesso tempo non abbagliante, un colore di suono delicato che ha al proprio interno l'energia della luce…
La Terza Suite in Do maggiore, tonalità asciutta, quasi spigolosa sul violoncello, però imponente, che dà un senso di ampiezza. In tutta la Suite, a partire dal Preludio, ci sono scale ascendenti e discendenti, arpeggi sgranati in piccoli salti tra nota e nota, cambi di ritmo improvvisi, pochi spazi per prendere fiato…
La Quarta Suite, in Mi bemolle, è diversa da tutte le altre. Si stacca dal percorso di scoperta sulle qualità naturali del violoncello, dall'uso di tonalità che lasciano uscire le risonanze proprie dello strumento. Per suonare in tonalità di Mi bemolle c'è infatti bisogno di un grande lavoro della mano sinistra sulle corde vuote del violoncello…
Con la Quinta Suite in Do minore si va a fondo, dentro il suono, alla forma. Subito dopo il primo Do grave in ottava, seguito dalle quartine che percorrono tutta la distanza fino all'accordo successivo, carico di tensione, si capisce che si fa sul serio. Qui non si tratta di colori, siamo sul bianco e nero, variazioni di grigi, intensità e contrasti…
Ultima tappa, Sesta Suite, ma potrebbe benissimo essere la prima di un viaggio verso il futuro. Con la Sesta Suite Bach scrive, segna e determina uno spazio nuovo come una terra di nessuno, una no man's land; probabilmente nemmeno lui prevedeva di arrivare tanto avanti nella scrittura per violoncello solo…
Johann Sebastian Bach
Sei suites a violoncello solo senza basso
Mario Brunello violoncello
(2010)
Suite I
1. Prelude
02'59
2. Allemande
05'17
3. Courante
02'49
4. Sarabande
04'00
5. Menuet I-II
03'35
6. Gigue
01'40
Suite II
1. Prelude
05'12
2. Allemande
03'02
3. Courante
01'54
4. Sarabande
06'11
5. Menuet I-II
03'34
6. Gigue
02'48
Suite III
1. Prelude
03'39
2. Allemande
03'58
3. Courante
03'26
4. Sarabande
05'27
5. Bourrée
04'25
6. Gigue
03'34
Suite IV
1. Prelude
04'11
2. Allemande
05'27
3. Courante
04'02
4. Sarabande
03'54
5. Bourrée
05'13
6. Gigue
02'50
Suite V
1. Prelude
06'39
2. Allemande
06'18
3. Courante
02'12
4. Sarabande
04'31
5. Gavotte
05'15
6. Gigue
02'49
Suite VI
1. Prelude
05'08
2. Allemande
07'22
3. Courante
04'07
4. Sarabande
05'22
5. Gavotte
05'23
6. Gigue
04'59